Chiedi a dieci creator cosa pensano delle collaborazioni gifting e probabilmente riceverai dieci risposte diverse. C’è chi ti dirà che è così che ha iniziato a costruire il proprio percorso, e chi invece penserà subito: “Non lavoro più gratis”. Entrambe le reazioni nascono da esperienze reali. Proprio per questo, prima di mettere le collaborazioni gifting nella categoria dei “sì” o dei “no”, vale la pena capire quando possono davvero avere senso.
Una collaborazione gifting, cioè quando un brand ti invia un prodotto in cambio di contenuti invece che di un compenso in denaro, non è una pratica rimasta ai primi anni dell’influencer marketing. Al contrario: oggi continua ad avere un ruolo molto importante nel modo in cui brand e creator iniziano, testano e costruiscono relazioni.
Nel 2026 l’industria dell’influencer marketing vale 24,1 miliardi di dollari, con una crescita del 14% annuo dal 2020. In parallelo, il 71% dei brand integra il seeding di prodotto nella propria strategia di marketing. Tradotto per i creator: capire quando accettare una collaborazione gifting, come valutarla e come trasformarla in un’opportunità reale è ormai una competenza a tutti gli effetti. E non riguarda solo chi è all’inizio: anche i creator più consolidati continuano a farci affidamento, quando la collaborazione è quella giusta.
Cos’è una collaborazione gifting e perché conta oggi nella creator economy
Una collaborazione gifting parte da uno scambio semplice: il brand ti invia un prodotto, tu crei un contenuto che lo racconta o lo valorizza, e quel prodotto diventa il compenso della collaborazione. Non c’è una fattura, non c’è una fee economica. È proprio questa semplicità ad aver reso il gifting uno dei modi più comuni con cui brand e creator iniziano a lavorare insieme.
Dal punto di vista di un brand, il gifting è un modo a basso rischio per capire con quali creator vale la pena costruire qualcosa di più. Invece di partire subito da una campagna a pagamento, il brand può inviare prodotti a diversi creator, osservare chi crea contenuti autentici e curati, chi continua davvero a usare il prodotto e chi genera una risposta interessante dalla propria community. I team marketing lo chiamano spesso seeding: si seminano tante relazioni, e poi si fanno crescere quelle che dimostrano più potenziale.
Perché il gifting non è solo per chi è all’inizio
È facile pensare che le collaborazioni gifting siano solo una fase iniziale, qualcosa da superare appena crescono follower, esperienza o richieste di collaborazione. In realtà, i dati e le testimonianze dei creator raccontano una storia diversa.
I micro e nano creator, cioè proprio i profili spesso coinvolti nelle campagne gifting, registrano alcuni dei tassi di engagement più alti del settore. Su TikTok, i nano creator raggiungono un engagement medio intorno al 10,3%, mentre i micro creator si attestano sull’8,7%: numeri spesso superiori a quelli degli account più grandi.
Su Instagram, i contenuti dei micro-influencer raggiungono tassi di engagement fino al 3,86%, contro l’1,21% dei mega-influencer. Non sorprende quindi che più della metà dei brand, il 52,83%, dichiari di voler aumentare il lavoro con i micro-influencer nel 2026. Per i creator, questo significa una cosa molto concreta: anche una community piccola, se è coinvolta e coerente, può avere un valore enorme per i brand.
E i creator che lavorano da anni in questo settore lo confermano. Durante l’UGC Summit, Hind Abdelouahid, creator lifestyle e beauty che collabora con brand tramite Skeepers da oltre tre anni, ha raccontato: «Ho trovato valore nelle collaborazioni gifting quando ho iniziato, e continuo a trovarlo ancora oggi, più di tre anni dopo».
Con il tempo, il suo approccio è cambiato insieme alla crescita della sua community: oggi è più strategico, più selettivo e più attento alla coerenza con i brand. Ma il valore di fondo del gifting, per lei, non è mai sparito. Si è semplicemente evoluto.
Il gifting è davvero lavorare gratis? Non sempre
L’obiezione più comune al gifting è chiara: il tempo di un creator ha valore, e non dovrebbe essere dato per scontato. È una preoccupazione reale. Accettare prodotti gratuiti senza un ritorno concreto può portare frustrazione, sovraccarico e burnout. Ma le ricerche e le esperienze di creator che hanno costruito opportunità solide partendo proprio da questo formato raccontano una realtà più sfumata.
La vera differenza è tra uno scambio puramente transazionale e una relazione che può crescere nel tempo. Pubblicare un contenuto su un prodotto che hai già in casa non è la stessa cosa che lavorare con il team social o marketing di un brand, ricevere un brief, consegnare un contenuto pensato per loro e restare in contatto dopo la pubblicazione.
Olivia, creator beauty e lifestyle che lavora anche all’interno di un brand beauty, ha visto questa dinamica da entrambi i lati. Durante l’UGC Summit ha spiegato che c’è una grande differenza tra usare un prodotto che hai già in casa per girare un video e collaborare direttamente con una persona del brand, che ti segue nella creazione di un contenuto pensato per loro. Secondo lei, costruire quella relazione è fondamentale, perché quel contatto può diventare la base per future opportunità retribuite.
Il modo più utile di guardare al gifting è questo: il prodotto gratuito è il compenso per una consegna specifica. Ma non è l’unico valore che può uscire da quella collaborazione. C’è anche il contenuto che puoi aggiungere al tuo portfolio, la relazione che costruisci con il brand e l’opportunità di farti notare per progetti futuri. Sono ritorni diversi, e in alcuni casi possono pesare molto più del prodotto stesso.
Guarda qui il replay completo della sessione sulle collaborazioni gifting dell’UGC Summit.
Come capire se una collaborazione gifting fa davvero per te
Non tutte le proposte di collaborazione meritano un sì. Nicole Canone, creator che costruisce la sua presenza online da diversi anni, oggi applica un filtro molto chiaro: se un brand non ti piace, non rispecchia i tuoi valori o non useresti mai davvero il suo prodotto, probabilmente non è la collaborazione giusta. Il punto non è accettare tutto, ma scegliere con una visione a lungo termine.
Una collaborazione gifting strategica di solito ha tre elementi: è coerente con la tua nicchia o con i tuoi valori, arriva con un brief concreto o un vero interlocutore invece di un messaggio generico inviato in massa, e offre un vantaggio che va oltre il prodotto. Può essere libertà creativa, accesso a un brand con cui vuoi costruire una relazione, oppure visibilità verso un pubblico nuovo e in linea con il tuo contenuto.
Al contrario, un’opportunità poco in linea tende a sembrare fredda, generica o scollegata da ciò che pubblichi di solito. Se la proposta ti fa pensare “non c’entra nulla con me”, spesso quella sensazione è già una risposta. Il gifting può essere utile, ma solo quando ha senso per te, per il tuo contenuto e per la community che ti segue.
Cosa ti lascia davvero una collaborazione gifting scelta bene
Anche una collaborazione piccola, se scelta con criterio, può generare valore nel tempo. Non sempre il risultato arriva subito, ma ogni contenuto, ogni contatto e ogni esperienza possono contribuire a costruire il tuo percorso da creator.
Un contenuto in più per il tuo portfolio
Ogni contenuto nato da una collaborazione gifting diventa una prova concreta di quello che sai fare. I brand guardano proprio a questo quando devono decidere con chi collaborare in futuro. Il 74% dei marketer ha aumentato il proprio budget di influencer marketing nel 2026: questo significa che la richiesta di contenuti creator di qualità continua a crescere, e che un buon portfolio può fare davvero la differenza.
Ti aiuta ad allenare competenze da campagna paid
Lavorare su un brief, rispettare il tono di un brand e raccontare un prodotto in modo credibile è molto diverso dal pubblicare semplicemente quello che vuoi. Il gifting può diventare un ottimo allenamento per le campagne paid: ti abitua a interpretare le richieste del brand, a mantenere la tua voce e a consegnare contenuti più strategici.
Per Nicole, una singola collaborazione gifting con un prodotto regalato si è trasformata in uno dei suoi video con le migliori performance di sempre. Durante la sessione dell’UGC Summit ha raccontato che quell’esperienza le ha fatto capire una cosa importante: la sua nicchia poteva essere il contenuto sui capelli. Quello che era iniziato come un semplice prodotto ricevuto in regalo è diventato un segnale creativo decisivo per la direzione della sua pagina.
Ti dà riprova sociale agli occhi dei brand
Olivia, che ha osservato questa dinamica anche dall’interno del team social di un brand beauty, lo conferma: «Sento le conversazioni del nostro team social e vedo: “Ah, questa ragazza ci ha appena taggato in un post, il suo contenuto è fantastico, dovremmo lavorare con lei.” In realtà, spesso tutto parte da lì: da un tag ben fatto, da un uso autentico del prodotto e da un contenuto che il brand riesce subito a immaginare dentro una collaborazione più ampia».
Ti fa entrare nel radar del brand anche per il futuro
Anche quando una collaborazione gifting non si trasforma subito in un contratto pagato, può comunque mettere il tuo nome, il tuo stile e il tuo modo di lavorare davanti alle persone che decideranno le campagne future.
Perché anche i creator più esperti continuano a dire sì al gifting giusto
I tassi di conversione di nano e micro creator sono spesso da due a tre volte superiori a quelli delle campagne macro. È anche per questo che molti brand vedono il gifting come il primo livello di una relazione con un creator: a volte resta un’azione singola, altre volte diventa l’inizio di una collaborazione continuativa, anche con profili che potrebbero già chiedere compensi per altri progetti.
È anche per questo che molti creator accettano volentieri una collaborazione gifting quando arriva da uno dei loro brand dei sogni. Olivia la descrive come «una scommessa senza rischi che fanno su di te», ma sottolinea anche che il vantaggio è reciproco. Per il creator, è l’occasione di testare davvero il brand, capire se c’è affinità e, come dice lei, «essere il proprio miglior ambassador».
C’è anche un effetto network da non sottovalutare. Come osserva Olivia, il settore è più piccolo di quanto sembri: altri brand dei tuoi sogni potrebbero guardare proprio a quel brand per trovare ispirazione, creator interessanti o nuovi contenuti da cui partire. Comparire nel posto giusto, con il contenuto giusto, può quindi aprire strade inattese. Hind lo definisce «una ragnatela di opportunità».
Anche i programmi creator più grandi e competitivi del retail funzionano spesso come una versione più strutturata della stessa logica. Sephora Squad, uno dei programmi ambassador più ambiti nel beauty, ha ricevuto oltre 16.000 candidature per circa 70 posti nel suo ciclo più competitivo. Molto prima di arrivare a quel tipo di invito formale e retribuito, però, un brand può averti già notato attraverso tag organici, menzioni di prodotto e contenuti gifting ben realizzati.
Quando il gifting diventa il primo passo verso collaborazioni pagate
Lo schema si ripete spesso, appena inizi a farci caso. Le collaborazioni gifting di Hind con Skeepers hanno portato a diverse partnership a pagamento con Universal Yums, un brand di snack e alimentari molto diverso dai suoi contenuti abituali di skincare. Quando ha chiesto perché avessero scelto proprio lei, il brand le ha spiegato che quei contenuti gifting avevano mostrato qualcosa di prezioso: parlava francese, portava energia davanti alla camera e riusciva a comunicare con naturalezza. Esattamente ciò di cui quella campagna aveva bisogno.
Il percorso di Olivia è stato diverso, ma altrettanto significativo. Una collaborazione gifting su un profumo l’ha portata a ricevere prodotti da un altro brand di profumeria e a essere invitata a un evento in presenza che aspettava da tutto l’anno. Anche Nicole ha vissuto qualcosa di simile: la collaborazione gifting con Saturday Skin si è trasformata nel tempo in una relazione esclusivamente a pagamento, mentre un video gifting per una vendita Sephora con Caudalie, uno dei suoi brand dei sogni, ha portato una responsabile social a contattarla direttamente per un’altra collaborazione. «So che non mi avrebbero mai trovata se non fosse stato per Skeepers», ha raccontato.
Nessuno di questi risultati era garantito. Ma nessuno sarebbe accaduto senza il lavoro gifting che è venuto prima.
Come trasformare una collaborazione gifting in un’opportunità concreta
Ci sono alcune abitudini che fanno davvero la differenza tra ricevere semplicemente prodotti gratuiti e usare il gifting come uno strumento per crescere, farti notare e costruire relazioni più solide con i brand.
Prima di tutto, tratta ogni brief gifting con la stessa cura che dedicheresti a una campagna paid. Anche quando non c’è un compenso economico, il brand sta osservando il tuo modo di lavorare: quanto sei puntuale, quanto capisci il brief, quanto riesci a mantenere la tua voce e quanto il contenuto finale risulta credibile per la tua community.
Allo stesso tempo, impara a essere selettivo. Una collaborazione gifting con un brand che non ti rappresenta, che non useresti davvero o che non ha nulla a che fare con il tuo contenuto raramente porta valore, anche se il prodotto è interessante. Dire sì a meno opportunità, ma più coerenti, può aiutarti a costruire un percorso molto più solido.
Usa il gifting anche come spazio per capire meglio la tua nicchia. Alcune collaborazioni possono aiutarti a scoprire quali prodotti racconti con più naturalezza, quali format funzionano meglio e quali contenuti generano più risposta da parte della tua audience. Non è solo un modo per riempire il calendario editoriale: può diventare un test creativo molto utile.
Dopo la pubblicazione, non lasciare che la collaborazione finisca lì. Ringrazia il tuo contatto, condividi i risultati se li hai, resta disponibile per eventuali feedback e mantieni vivo il rapporto. Nel lungo periodo, spesso non è il prodotto ricevuto a fare la differenza, ma la relazione che costruisci con la persona dall’altra parte.
E, soprattutto, continua a farti vedere: crea con costanza, tagga i brand in modo intelligente e tratta ogni contenuto come una possibile porta verso la prossima opportunità.
Il punto: non è solo gifting, è strategia
Le collaborazioni gifting non sono una fase da superare appena cresci come creator. I dati su engagement, conversione e comportamento dei brand raccontano una realtà diversa: se scelte con criterio, possono diventare uno strumento strategico e duraturo, non solo un punto di partenza per chi è all’inizio.
In ogni fase del tuo percorso, puoi ancora trovare valore nel dire sì alla collaborazione gifting giusta. Il numero di follower conta meno di quanto sembri: ciò che fa davvero la differenza è la coerenza tra brand, contenuto, community e obiettivo personale.
A determinare se una collaborazione gifting porterà frutti più avanti è ciò che decidi di farne: la qualità del contenuto, la professionalità con cui gestisci il brief e la relazione che costruisci con la persona dall’altra parte. Ogni collaborazione gifting è una porta. Alcune si aprono più di altre, ma puoi scoprirlo solo attraversandole con intenzione.
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